Per fare cosa gradita e assai, Edoardo ha avuto l’idea di organizzare il pranzo di compleanno a casa sua.
Porterò qualcosa di aperitivo e alcuni dolci, ma per quanti? Siamo oltre 30 invitati…
Proverò a fare qualcosa di nuovo? e perché no?
Una Charlotte – torta un po’ dimenticata e poco prodotta…
Sono però ancora sotto i postumi dell’infreddatura – non passa proprio! Continuo a tossire e, a volte, non riesco neanche a smettere.
Certo meglio di alcuni giorni fa, ma la guarigione sembra lenta e lontana.

Charlotte Sophia di Mecklenburg-Strelitz (1733-1818) fu moglie di Giorgio III d’Inghilterra, il sovrano che soffrì di problemi mentali dovuti forse alla porfiria. Molto amata dai sudditi ricevette molte dediche: tra queste cito la dedica di Mozart, per sei sonate per clavicembalo e violino (KV 10-15), la dedica del botanico William Aiton per la specie Strelitzia reginae e, infine, una versione ricca del bread pudding, farcito alle mele i cui alberi erano la passione della regina stessa.
A tal proposito ne parla il politico e poeta Joel Barlow nella scherzosa poesia “Hasty Pudding“:

the charlotte brown, within whose crusty sides,           (la charlotte dorata, nei cui croccanti fianchi
a belly soft the pulpy apple hides”                        un ventre morbido di mele si nasconde)

La versione attuale della torta venne ridefinita e affinata dal grande Antonin Carême, quando era a San Pietroburgo alla corte dello Zar Alessandro I.

Mi metto una mascherina e preparo i miei tramezzini al salame ungherese

E adesso mi dedico alla Charlotte.
preparo il biscotto e lo cuocio: meglio di quanto non pensassi, facciamolo raffreddare.
Intanto preparo la .
Poi mi adopero per una alle fragole e… no, non l’assaggio!
Rifinisco la pasticciera a diplomatica.

Ma dove ho messo l’acetato… Là? In cima? ma perché??? Scaletta e vado a prenderlo.

Preparo l’anello con la base di pellicola per alimenti, cerco di metterci l’, che, visto che era arrotolato, fa quello che vuole:  “a te, ti sistemo dopo!”.
Taglio a misura il biscotto laterale, lo incastro in modo da fermare l’acetato: “tiè! sistemato!”
Taglio il biscotto con un cerchio per la base e lo infilo nell’anello, bagna al fragolino, poi ganache alle fragole, con qualche frutto rosso, altro colpo di cerchio, bagna e rifinisco a livello con diplomatica.
Via… in a congelare. E vai col secondo anello con l’acetato che fa proprio quello che vuole: “ma è pure saltato fuori il disgraziato!”
Seconda torta in abbattitore a congelare.

Sistemo la cucina, sgrido l’acetato rimasto, carico la lavapiatti, la faccio partire e mi prendo un buon caffè….

Il giorno del compleanno, ho messo le torte in due portatorte, i tramezzini in un portatramezzini, e ci siamo recati da Edoardo.
Purtroppo ho fatto poche foto, ma un sontuoso ed abbondante Martini (cocktail ça va de soit) ci ha accolto.
Poi come richiesto da Daniela siamo passati a un pranzo indiano.

Pranzo molto apprezzato, anche se qualcuno ha protestato sul piccante.

Ho mangiato qualcosa anch’io e devo ammettere che il tutto non era poi così speziato come fanno gli Indiani (ed è così che lo preferisco). Piccante giusto, anche poco volendo, ma il mio gusto è decisamente diverso da quello di altri.

Siamo passati quindi al dessert dove oltre le mie torte c’era anche una cheesecake fatta da Cecilia: “assaggiata! direi ottima”.

La foto delle torte è quella in evidenza, e la ricetta delle Charlotte la trovate cliccando qui.

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