Il biscotto, che chiamiamo oggi macaron, è nato in Italia a Venezia, forse di origine mediorientale.
Fu presentato ufficialmente in Francia dal cuoco di Caterina de Medici nel 1533 al pranzo di matrimonio con il Duca d’Orleans che divenne Re di Francia nel 1547 con il nome di Enrico II. Piacquero moltissimo ma non avevano ancora un nome ben definito: fu lo scrittore François Rabelais nel 1552 a dargli quel nome, per corruzione da maccherone – dialettale maccarone, parola utilizzata per indicare gli italiani in generale, ma senza il senso spregiativo odierno.
In Inghilterra, sempre in quel periodo, furono molto apprezzati soprattutto dalle nobildonne e dalla regina, e vennero chiamati maccaroon, con desinenza –oon per dare una pronuncia più simile al francese, come d’uso tra il XV e il XVII secolo.

Una città francese però ne rivendica la paternità. A Nancy, la nipotina Caterina , figlia del Duca Carlo III et Claude de France (figlia a sua volta di Caterina de Medici), soffriva di debolezza stomaco e non riusciva a mangiare altro se non due uova al giorno accompagnata da polveri digestive (oggi diremmo inedia). Le suore del monastero vicino confezionarono dei biscottini che, perfettamente digeribili, salvarono la vita della poverina.
Con la stessa ricetta nel 1793 Catherine Grillot ed Elisabeth Morlot (forse… riporto i nomi più accreditati), quando venne chiuso il monastero, confezionarono dei biscottini che iniziarono a vendere porta a porta e poi riuscirono ad aprire una pasticceria: il biscotto fu chiamato Macaron de Nancy ed ancor oggi esiste la Maison du Macaron, rinomata pasticceria.
Un’altra citazione: a Saint-Jean-de-Luz, i Macaron  del cuoco Adam furono assai apprezzati e generarono un encomio reale (oggi diremmo un bonus: sia in fama che in danaro) durante la celebrazione del matrimonio di Luigi XIV e Maria Teresa d’Asburgo nel 1660, per cui sono tutt’ora presenti nelle pasticcerie.

All’inizio i macaron erano dei semplici biscotti, fatti da polvere di mandorle, zucchero e albumi (oggi li faremmo rientrare nel gruppo delle daquoises): l’impasto non è particolarmente difficile ma bisogna fare attenzione nella cottura.
Solamente all’inizio del XX secolo, nel 1930, il Macaron diventò un doppio biscotto:  Pierre Desfontaines, nipote di Louis Ernest Ladurée (fondatore della famosa pasticceria in rue Royale a Paris) ebbe l’idea di incollarne due con una ganache di cioccolato.
Da allora il macaron divenne opera di pasticceria francese, internazionalmente acclamata!
Negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di mode: fatti di tutti i colori con tutti i gusti, li hanno fatti persino salati (non molto buoni…), sono diventati un’alternativa alla solita scatola di cioccolatini.
In Svizzera li chiamano Luxemburgerli, e la ricetta è leggermente diversa, in quanto sono più soffici e spumosi.
In Giappone makaron ma fatti con burro di arachide e non polvere di mandorle.
Mentre in Corea i makarong sono solo verdi, confezionati con foglie e polvere del loro tè verde.

Vi darò a breve la mia ricetta di base, che ho finalmente messo a punto!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento