Non è facile narrare della storia del Regno di Sicilia o di Trinacria.
L’aragonese Pietro III, ma Pietro I per i siciliani, da Palermo e dall’altra parte gli Angioini, con Carlo I, da Napoli: svariate guerre e scontri tra le due casate.
Il trattato di Caltabellotta del 1302 per restituire la Sicilia ai d’Angiò.
Federico II di Sicilia (Federico III di Trinacria) sposta la capitale a Catania, si scontra anche con le autorità ecclesiastiche, ma va ricordato per le sue riforme civili e amministrative (divide in tre rami il Parlamento (ecclesiastico, demaniale e militare) dandogli più poteri) e per la sua corte piena di dissidenti religiosi, di artisti, filosofi, alchimisti, astronomi e studiosi vari.
Poi venne l’inetto figlio Pietro II, subito combattuto dagli Angiò e poi vennero due regine Maria d’Aragona e Bianca di Navarra.
Nel 1412 si chiuse definitivamente l’era del Regno di Sicilia indipendente e si aprì la lunga era della dominazione spagnola fino al 1713: era piena di lutti e terremoti eppure piena di magnificenza esasperata dallo “spagnolismo” che passerà alla storia come l’“Età dei Viceré”.

E’ in questo periodo, però, che si verifica la seconda rivoluzione gastronomica (dopo quella Araba con i nuovi prodotti compresa la melanzana che esplode solo ora): il pomodoro.
Portato dai Conquistadores dal Perù entra a vele spiegate in tutte le salse.
Se gli Aragonesi e i Catalani avevano introdotto il loro “aroz a la marinera”, con crostacei e frutti di mare, colorato dal solo zafferano, adesso col rosso pomodoro spellato nel tegame, fanno vedere il riso sotto una nuova luce che conquista dapprima Messina, dove c’è la Chiesa dell’Annunziata dei Catalani del XII secolo, poi tutte le città di mare siciliane.

Dalle Americhe sono giunti il tacchino, la patata, i peperoni e alcuni tipi di zucca, che non si conoscevano e, subito, venne coniato il proverbio “A cucuzza vinni cauda d’a Spagna”, per sfottere i boriosi spagnoli con la zucca vuota…
Arrivò dalle Canarie il finocchietto selvatico, ingrediente fondamentale ora di moltissimi piatti, primo fra tutti la pasta con le sarde. I Conquistadores portarono anche il cacao e immediatamente, a Modica, ben cent’anni prima degli svizzeri, appaiono le prime tavolette di cioccolato amaro, atto a rendere afrodisiache tante calde bevande che, da lì a poco, sarebbero state bevute nel resto del mondo. Vennero anche il tabacco e l’insegnamento degli Indios per usarlo. Ne avremmo potuta fare a meno… Meglio l’empanadilla e la tortilla, benvenute in Sicilia.

La cacciata delle amanti

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