La parola carnevale deriva dal latino carnem levare (eliminare la carne) poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della quaresima.

Questa tradizione affonda le sue radici nelle dionisiache greche (antesterie) o i saturnali romani: le maschere sono un retaggio della festa per la dea Iside e, dalle antesterie, abbiamo i carri, poiché vi era il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il caos iniziale.
Durante questi periodi di festa non si rispettavano più gli obblighi sociali e gerarchici, lasciando spazio allo scherzo e alla dissolutezza.

Il nostro carnevale viene celebrato secondo il rito romano. I festeggiamenti maggiori avvengono giovedì grasso (in modo da far riposare la pancia il venerdì) e martedì grasso giorno di chiusura per il successivo mercoledì delle Ceneri.
Ma il vescovo Ambrogio (Santo) aveva promesso di rientrare da un pellegrinaggio per officiare i primi riti della quaresima in città. Il popolo di Milano prolungò il carnevale posticipando il rito delle Ceneri alla prima domenica di quaresima. E per Milano abbiamo anche il sabato grasso.

Nel Rinascimento per Carnevale i semi del coriandolo venivano glassati con lo zucchero, insaporito da essenza di cannella, colorato con vari estratti vegetali, e da lì iniziò la tradizione dei coriandoli a Carnevale, in un secondo momento formati da pallottoline di gesso e attualmente dischetti di carta multicolori. Le stelle filanti sono lunghe strisce di carta colorate che lanciate insieme ai coriandoli danno ancora più colore ed allegria al carnevale.

Ma cosa si mangia tradizionalmente il martedì grasso?
Chiaramente carne, e per di più di maiale, e vari dolci per lo più fritti.
Questa usanza deriva dal fatto che in gennaio/febbraio la natura e le pratiche agricole prevedevano la macellazione dei suini con la conseguente abbondanza di grasso di maiale o strutto, l’ideale per friggere.

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