Avevo preparato dei tiramisù per un cliente e me ne era avanzato uno, regolarmente mantenuto in freezer. A Bernardo è venuto in mente di invitare un gruppo di amici dicendo: Venite per un risotto e una partita a COD (Call of Duty) …
E che risotto vuoi che faccia? Alla milanese! Ancora? Allora, fai tu…
Non volevo scontentarlo, ma allo stesso tempo non volevo farlo alla milanese.
Idea! Alla monzese! Sì, alla Monzese!
Ma prima sorbitevi la storia di questo risotto ‘giallo’ con la luganega.
Innanzitutto la differenza tra salsiccia e luganega: sono due insaccati di maiale. Il primo fatto con più scarti, più grasso e corto, il secondo più sottile, lungo e arrotolato, con carni più pregiate e meno grasso (tipico del lombardo-veneto). L’etimologia di luganega verrebbe dai tempi dei Romani, come disse Varrone (Marco Terenzio 116 – 27a.C.) nel De Lingua Latina:
“…una salsiccia fatta con l’intestino crasso del maiale è chiamata lucanica, perché i soldati l’hanno imparata a fare dai Lucani”.
In Lombardia la più conosciuta è la luganega, appunto, di Monza.
Il risotto alla monzese è legato alla leggenda della strega Giubiana. Questa strega è la protagonista di un racconto per bambini, una fiaba della buonanotte per capirsi, e, quale usanza antica, queste fiabe le troveremmo degne di film horror.
La strega, dotata di lunghissime gambe, gira la notte per i boschi e vaga di albero in albero senza toccare terra e la sua occupazione prediletta è quella di rapire i bambini per cibarsene: quando un ignaro bambino camminava per il bosco la strega dall’alto lo ghermiva e se lo mangiava. Ma quando era particolarmente affamata usciva dai boschi e, grazie alle sue lunghissime gambe, rapiva dalle finestre, anche le più alte, i poveri bambini che dormivano pacificamente nei loro letti.
Horror, vero? E cosa c’entra con il risotto?
Una madre, spaventata per il possibile rapimento del figliolino, decise di ingannare la strega Giubiana: cucinò un enorme pentolone di riso giallo a cui aggiunse della luganega, così da rendere la pietanza assolutamente irresistibile. Al calar della notte, la perfida strega, attirata dall’intenso aroma, si dimenticò dei bambini e si precipitò sul risotto. Il pentolone era enorme, ma la strega, presa dalla gola, se lo mangiò pian piano tutto. Ci volle tutta la notte e la strega non si accorse dell’alba che sorgeva alle sue spalle. Fu così che, colta di sorpresa dai raggi del sole, morì bruciata!
Pare che sia successo una notte di gennaio, per questo motivo, proprio a gennaio, viene bruciato un fantoccio, che rappresenta la strega, e dopo… tutti ad abbuffarsi di risotto con luganega…
Bella storiella, nevvero? Leggenda o no, la luganega di Monza è particolarmente buona e succulenta e il risotto alla monzese è, effettivamente, irresistibile.

Portatona: RISOTTO ALLA MONZESE

Potete apprezzare dalla foto la quantità di risotto che ho preparato quella sera (con circa un chilo e mezzo di riso Carnaroli), innaffiato da un buon brodo di carne. Le bocche da sfamare erano molte e, giovani come sono, non si fermano ad un solo assaggio…
Ed è questo il motivo per cui ho deciso di presentarlo in tavola direttamente nella casseruola (diametro 36 cm, altezza 15 – per darvi un idea).
La ricetta del risotto alla monzese è una variante di quello alla milanese, buonissimo e irresistibile.

Non servii nulla di secondo e passammo direttamente al tiramisù.

L’ennesimo tiramisù! Se da un lato diventa quasi noioso prepararlo, dall’altro mi rende particolarmente felice che la mia ricetta venga apprezzata così tanto.

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