Una sera, chiacchierando allegramente con amici, il discorso è caduto sul timballo pasquale alla siciliana e di quando lo preparai per mio suocero, parecchi anni or sono. La particolarità è che rispetto al timballo normale, viene utilizzata la carne di agnello.
Discutendo di timballi o timpani o tourte (in francese), parlai dell’evoluzione del piatto: in crosta di frolla fino agli inizi dell’800, quindi con pasta brisée – senza componente dolce – dalla fine dell’800 agli inizi del ‘900 e una versione più moderna usata dopo la seconda guerra mondiale quando il tempo da dedicare alla cucina iniziava a diminuire.
Ma qual’è il nome giusto Timballo o Timpano? Sono due strumenti a percussione rotondi quindi sono sinonimi: il piatto ricorda appunto la forma di questi strumenti.
Li invitai tutti per assaggiarlo, ma dato che non eravamo nel periodo pasquale dissi che avrei preparato qualcosa di diverso.
Mia moglie mi suggerì di invitare qualche amico in più e così ci ritrovammo in più di venti!

Ecco il menù che ho preparato.

Iniziammo con un aperitivo in attesa di tutti gli ospiti.
Offrii Negroni, Martini e del prosecco di Conegliano con patatine, olive, noccioline e fiori di cappero.
Su un tagliere appoggiai un salame di Varzi e un taglio di Parmigiano Reggiano 36 mesi.
In attesa che il primo arrivasse portai della guacamole e della robiola lavorata con dei crackers (le ricette le riporterò in altri menù).

Portata principale: TIMPANO SICILIANO AL BIANCO (Ricetta antica)

Questo timpano è una ricetta di famiglia e la realizzava il vecchio Monsù di casa  che, quando ci trasferimmo all’estero, ha dato la ricetta a mia madre, che non l’ha mai fatta preferendo la versione più moderna (e forse meno faticosa).
E’ formato da una pasta frolla in cui sono presenti anche gli albumi delle uova, dando una maggior plasticità e una minor friabilità. Deve essere tirata a circa mezzo centimetro di spessore.

In quest’altra foto potete vedere il ripieno.

Nella metà del secolo scorso si perse l’uso di servire la pasta in timballo e si preferì servirsi di opportune teglie, soprattutto da quando si produsse il vetro borosilicato (noto come Pyrex) per l’utilizzo in cucina.

Anche questa ricetta è di famiglia e, poiché era molto apprezzata, mia madre la faceva servire in molti pranzi e con alcune varianti. Ecco come appare l’interno:

 

Poiché all’interno dei timballi è presente della carne e, per di più, ci si serviva di due porzioni, ho deciso di passare al dessert.

 

Dessert: TARTE PONT NEUF

La Tarte Pont Neuf è una vecchia ricetta della fine dell’800 e mi sembrava corretto utilizzarla in questo contesto.

 

Ecco come appare l’interno:

Un consiglio: cuocetela un po’ di più di quando vi sembrerà pronta.

 

Dessert: CROSTATA BANANE E COCCO

 

L’abbinamento delle banane e del cocco in questa crostata ne fanno un dessert modernissimo, in contrasto con il pranzo, e particolarmente piacevole.

Ecco come appare l’interno:

 

Con i timpani ho servito del Rapitalà, un bianco siciliano corposo che sembra fatto apposta per questi piatti.
Per il dessert ho trovato del Tre Filer, un leggero passito che si sposa bene con le due crostate.
Alla fine come di consuetudine caffè con frollini, alcuni liquori, amari e del nocino di Modena.
E’ stata un po’ una faticaccia: ho iniziato a cucinare 4 giorni prima, ma ne è valsa la pena.

E’ difficile, però, spiegare ai non appassionati di cucina il piacere che si prova a completare un menù complesso: di sicuro va ben al di là dei complimenti ricevuti.
Gli invitati sono rimasti stupiti dal gusto dolce della crosta di frolla così atipico oggidì, ma hanno dimostrato il loro apprezzamento anche per l’altro timballo.
Le torte hanno destato curiosità: sembravano simili ma avevano dei gusti l’una all’opposto dell’altra.
Infatti sono stati parecchio indecisi nel dire quale preferivano (o era educazione?).

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